La virtù dell’errore

fotografie di Tony Cetta

2015

 

LA VIRTÙ DELL’ERRORE
Una mostra di William Xerra e Gionata Xerra

Sabato 13 giugno 2015 alle 18.00 presso Sibilla Arte di Carassai (AP) e domenica 14 giugno alle 18.00 presso la Galleria Marcantoni di Pedaso (FM) verrà inaugurata La virtù dell’errore, una doppia personale di William Xerra e Gionata Xerra a cura di Roberto Borghi.

Le opere dei due artisti saranno presenti in entrambi gli spazi espositivi.

Da Sibilla Arte fino al 12 settembre William Xerra proporrà opere appartenenti al ciclo dei VIVE (iniziato nei primi anni ‘70 e proseguito sino agli ’80) e una selezione di lavori recenti, Gionata Xerra una serie di fotografie (create tra il 2004 e il 2010) in cui il paesaggio urbano subisce un processo di sdoppiamento e trasfigurazione.

Le opere del ciclo IO MENTO (ideate tra la seconda metà degli anni ’90 e i primi anni 2000) di William Xerra e le immagini fotografiche (realizzate tra il 2005 e il 2009) nelle quali Gionata Xerra ha rielaborato frammenti di scritture metropolitane saranno esposte presso la Galleria Marcantoni fino al 12 luglio.

La presenza di un errore virtuoso, cioè capace di suggerire nuove e più feconde prospettive di senso, accomuna le opere di William Xerra e quelle di Gionata Xerra.

Nel caso di William Xerra lo sbaglio è anzitutto di natura grafica: nei lavori degli anni ’70 vediamo schegge di scrittura, e talvolta vere e proprie bozze, contenenti errori e perciò scartate, sulle quali l’apposizione della formula VIVE (davvero esistente nel lessico tipografico) ha un effetto salvifico. Il testo che era destinato alla marginalità o all’oblio acquista la centralità e la valenza mnemonica proprie delle opere d’arte. In seguito i supporti del VIVE saranno anche brandelli di dipinti del passato dotati di una singolare grazia, oppure oggetti obsoleti ma intriganti, dei quali l’artista piacentino intenderà riscattare il potenziale di bellezza.

Nel ciclo IO MENTO assistiamo a un processo per certi versi affine. Questa volta però a essere sbagliate, perché carenti di autenticità o di intensità semantica, e in qualche modo false sono soprattutto le immagini: talora anche quelle create in passato dall’artista stesso, che non si fa scrupoli nel ricoprirle e quasi biffarle con una scritta spiazzante. William Xerra ritiene infatti che una franca dichiarazione di menzogna possa generare una verità spogliata di retorica, sfrondata dalle sovrastrutture imposte sia dal sistema della comunicazione sia (e ancor più) da quello dell’arte.

Le opere che Gionata Xerra presenta in questa mostra hanno origine da un errore tanto accidentale quanto propizio. All’inizio degli anni 2000 effettuando delle stampe nel suo studio due scatti si sono casualmente sovrapposti e intersecati: da una distrazione (in fondo analoga a quella da cui sono scaturiti i rayographs di Man Ray) sono nate delle fotografie letteralmente e doppiamente concentrate, cioè dense di rimandi suggestivi, ma anche solcate al centro da un orizzonte, da una linea che convoglia e ripartisce lo sguardo. Anche in questo caso lo sbaglio ha un carattere virtuoso e soprattutto catartico, poiché libera l’immagine dalla precisione impersonale della tecnologia e le conferisce una dose inattesa di espressività, la priva di automatismo e di finitezza, la apre alle possibilità pur sempre infinite del caso. L’artista ha comunque l’incombenza di dosare e guidare l’errore per farne strumento di creazione, ma ha anche quella di farsene guidare, di confidare in quella porzione di rischio e di ignoto che è connessa inestricabilmente all’atto creativo.

 

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