1
2
3
4
5
5a
6
6a
8
9
10
12
13
14
15
16

Alfredo Laviano, Amandola 05/12/67
Cresce in un ambiente frequentato da artisti e musicisti. Inizia da piccolo a studiare musica, sotto la guida del nonno paterno, M° di clarinetto.
Parallelamente alla musica, sin da bambino dimostra un forte interesse per la natura e le arti figurative; frequenta l’Istituto d’Arte, dove incontra il M° G. Pende, il quale svolge un ruolo fondamentale nella sua vita, spronandolo dal punto di vista artistico e non solo. Il suo rapporto con la pittura è però conflittuale: ha nel corso della sua vita lunghi periodi di pausa e riflessione. Nel 2015 partecipa alla 65^ Rassegna Internazionale d’arte premio G.B. Salvi, nel 2017 al premio Caresio di Torino, espone in occasione del Festival Moncalieri Jazz 2017 (Moncalieri e Torino), a Fermo presenta la sua prima personale “Segni Suoni Sapori” nel luglio 2017.
L’altra grande passione è la cucina che in età adulta si trasforma in un vero e proprio lavoro: oggi, oltre ad essere principalmente un musicista, è un apprezzato cuoco a domicilio.
La sua prerogativa è di essere un artista multiforme, istintivo e inquieto; si esprime con lo stesso impeto e passione in tutte e tre le forme d’arte: musica, pittura e cucina, che lui stesso considera forme espressive simili e complementari.
Dall’unione di queste sue forme di espressione nel 2015 nasce lo spettacolo “Le Pentole Narranti”; dalla stessa idea nasce e pubblica il libro “Le Pentole Narranti, quattro primi per quattro stagioni”.
Per quanto riguarda la musica approccia diversi strumenti, non trovando soddisfazione nello studio di strumenti tradizionali, la abbandona per alcuni anni, continuando però a covare una grande passione per i tamburi. All’età di 17 anni il suo interesse ritorna alla musica; nel ’94 si diploma in percussioni al Conservatorio. Nel frattempo, avrà modo di suonare con Irio De Paula, Zè Galià, Stefano Taglietti, Stan Haywood, Tina Grace e più avanti Maurizio Giammarco, Paolo Fresu, Furio di Castri… e di fare un tour in tutta Italia come dimostratore del “Wave Drum” per la KORG.
Le sue collaborazioni spaziano dalla musica contemporanea al Jazz, dalla musica etnica alla world-music al Teatro e sonorizzazioni di film.
Suona, registra e collabora con Karl Potter, Peppe Consolmagno, Massimo Manzi, Marcello Sebastiani, Renzo Ruggirei, Felice Del Gaudio, Mauro Campobasso, Mauro Manzoni, Rita Botto, Mauro De Federicis, Franco Morone, lo scrittore Michele Serra, Luciano Manzalini, Elisa Carloni, Cesare Bocci, Sergio Carlacchiani, Mara Baronti, Angela Malfitano, Stefano Taglietti, Diana Torto, Tiziano Popoli, Geoff Warren, Carla Bley, Steve Swallow, Marcello Peghin, Daniele Di Bonaventura, Paolo Fresu, Enzo Favata, Tenores de Bitti, Enrico Rava, Flavio Boltro, Mimmo Cuticchio…
Suona in numerosi festival sia in Italia che all’estero, tra cui Verona Jazz, JazzLe, Crossroads, Metastasio Jazz, Music Hall Leeuwarden, Olavsfestdagen a Trondheim, in Svizzera, in Germania, in Argentina, in Brasile (tournée estate 2003), in Kosovo. Ha suonato in Albania al TIR Jazzfest (Tirana) e al Clusone Jazz (due edizioni), Piacenza Jazz Festival, Festival Jazz di Katowice (Polonia), Umbria Jazz (due edizioni), diagonal jazz di Lugano, MITO (Milano), Merano Jazz, Lugano Jazz, Jazz at Bran Castle 2016 (Romania)
Ha pubblicato oltre 20 CD, tra questi con le etichette discografiche e edizioni: Splash Records, Idealsuoni, Wide Sound, EMI, World Music, Dodicilune, CCn’c Records (Germany), Il Manifesto, Tuk Music.
Attualmente suona in trio con il sassofonista Giulio Martino e con il chitarrista Valerio Scrignoli (CD Changing Trane); in duo e in quartetto (band’union) con il bandoneonista Daniele di Bonaventura; con quest’ultimo partecipa alla colonna sonora del film documentario su Mario Dondero “Calma e gesso” (regia Marco Cruciani). Nuova uscita il cd “Garofani Rossi” con il quartetto Band’Union.
Svolge anche attività didattica e laboratori di musica d’insieme per strumenti a percussione. Autore del libro “60 duetti per tamburo” in allegato alla rivista “Percussioni”.

www.moncalierijazz.com

www.lavocedelnisseno.it/

Pittura, cucina, musica sono le passioni che coltiva Alfredo Laviano, attraverso le quali esprime la sua creatività, la sua sensibilità, la sua ricerca interiore mirata a svelare l’armonia intrinseca nelle cose. È il silenzioso respiro dell’universo che cerca nei frammenti di prato fiorito resi minuziosamente sulla tela o nelle ariose chiome degli alberi sondate nelle più lievi variazioni tonali; altre volte traspare il legame profondo con la propria terra, rappresentata nella significativa sineddoche di un vialetto di campagna, nella riva di un fiume, in una radura soleggiata. Questa dimensione intimistica dell’arte di Laviano deriva certamente da un tratto introspettivo che lo caratterizza, ma anche dal suo percorso formativo all’Istituto d’Arte di Fermo segnato dalla figura carismatica di Giuseppe Pende, artista sensibile e raffinatissimo sul piano della tecnica. Pende insegnava pittura ai suoi studenti facendo loro ascoltare buona musica e portandoli spesso fuori dalle aule, nei viottoli terrosi di collina, in cerca di suggestioni visive, insegnava loro ad osservare la mutevolezza dei colori della natura nelle diverse stagioni, le variazioni luministiche sulla superficie delle foglie o i riflessi sull’acqua, a scegliere sassi o bastoncini di legno da conservare e riprodurre dal vero. Le piccole, delicate tele di Alfredo conservano gli echi dell’arte del suo maestro: una pittura condotta en plein air , in solitudine, in una dimensione meditativa nel silenzio del paesaggio marchigiano, con l’uso sapiente di pastelli, o attraverso pennellate vibranti capaci di cogliere particolari situazioni atmosferiche, con un punto di vista fortemente ribassato, molto ”terrestre”.

Diversa è la cifra stilistica di Alfredo nella serie di dipinti dedicati alla musica: il colore, il ductus , l’essenzialità della composizione esprimono, anzi sono pura energia. Il segno fluttua in tutta la sua evidenza materica e cromatica sulla tela con una intensa forza espressiva che evoca per sinestesia il suono, il ritmo e la vibrazione emotiva. Se la pittura di paesaggio è di origine impressionista e intimista, giocata su trasparenze e modulazioni cromatiche, questa che ha per tema la musica acquisisce una straordinaria fluidità comunicativa di matrice espressionista. Del resto Laviano esprime padronanza del segno e raffinatezza cromatica anche nella composizione dei suoi ricercati piatti: un’arte, una sensibilità che è davvero un modo di essere nel mondo.

Daniela Simoni Storica e critica d’arte